Riconosciamo alcuni nemici delle piante

I parassiti animali delle vostre piante sono per la maggior parte molto piccoli: vi consiglio pertanto di procurarvi una lente di ingrandimento (tipo quella per la collezione di francobolli andrà benissimo).

Ecco alcuni dati per riconoscerli (chiedo scusa ai più esperti per la semplicità delle descrizioni):

Acari e Ragnetti

Guardate sotto le foglie delle vostre piante, nella parte inferiore. Potreste vedere dei piccoli ragnetti di colore rossastro o giallo delle dimensioni di circa 1 mm passeggiare molto lentamente. Non lasciatevi ingannare dalle sue dimensioni; è uno dei più temibili parassiti presenti in quasi ogni parte del mondo

La nascita dei giovani individui è preceduta dalla deposizione di decine di piccole uova fertili per ogni femmina all’incirca ogni 8 ore che produrranno centinaia di giovani individui dopo pochi giorni perfettamenti prolifici. Se avete dei problemi ad individuarli guardate la vostra pianta: se presenta delle foglie che diventano giallo pallido punteggiate di nero e nella parte inferiore di esse presentano una finissima ragnatela non abbiate dubbi: siete in presenza di questo vampiro succhialinfa.

Cose da fare:
Per prevenire l’insorgere dell’infestazione vaporizzate regolarmente ogni giorno le vostre piante. Il ragno mal sopporta l’umidità, prediligendo un microclima caldo e secco. Se l’infestazione è già in atto, asportate le foglie più colpite compreso l’eventuale picciolo e spruzzate le piante con un prodotto acaricida. Vi consiglio di effettuare 3 trattamenti il primo e il secondo a tre giorni di distanza l’uno dall’altro e successivamente dopo circa 10 giorni.
Spruzzate soprattutto nella parte inferiore della foglia.
 

Afidi o pidocchi delle piante

Il loro colore è verde o nero di diverse dimensioni (in genere pochi mm) con una forma a siluro. Attaccano normalmente i giovani germogli, essendo ricchi di linfa, succhiandola avidamente, e alterando sino alla morte le parti colpite. Caratteristico è uno strato appicicaticcio dapprima incolore ma che in seguito darè luogo a malattie crittogamiche come la fumaggine (strato di sostanza nera appiccicosa).

Quando c’è una grossa infestazione gli individui si raccolgono in colonie uno vicino all’altro sul germoglio, sotto le foglie nei fiori etc.

Se con la vostra lente trovate uno o più “scheletri bianchi” siate sicuri che da qualche parte della pianta sono presenti gli afidi!

Cose da fare:
Il sistema più disgustoso è quello di eliminarli fisicamente schiacciandoli e portandoli via strofinando le parti colpite. Per fortuna non emanano odori nauseabondi e l’operazione non è particolarmente difficile.

Da tener presente che anche se foste al decimo piano di un palazzo, gli afidi non hanno quasi mai un solo ciclo di infestazione: siate vigili e controllate spesso le vostre piante; potreste trovare prima o poi dei messaggeri alati (gli stessi afidi con le ali) che riprenderanno il ciclo. Altro sistema è un’insetticida specifico da spruzzare sopra le bestiacce da ogni parte della pianta, da ripetere ogni inizio infestazione.
 

Cocciniglie

Sono di diverse forme, e la parte visibile dell’insetto è la sua corazza difensiva subglobosa che costruisce succhiando da sotto la linfa. Possono essere le difese a forma di scudo, piccolo granello nero, o bruno giallastro da 1 millimetro a 3.5 millimetri, oppure come piccoli batuffoli di lanugine bianca (cocciniglia cotonosa).

Le trovate sulle pagine inferiori delle foglie, sul tronco, nelle parti semilegnose, nei germogli. Compagne abituali sono le formiche che si nutrono della sostanza mielosa che secerne il parassita. Non potete sbagliarvi la cocciniglia una volta formato il suo scudo non si muoverà più sino alla morte.

Cose da fare:
Con un miscuglio di acqua e sapone spennellate le parti con le cocciniglie: successivamente le toglierete più facilmente sfregando delicatamente la pianta. Occorre successivamente un’insetticida specifico da spruzzare uniformemente sulla pianta.

Per quanto riguarda la cocciniglia cotonosa potete eliminarla parzialmente anche con un getto potente diretto sulla lanuggine bianca.
 

Aleurodidi (moscerini bianchi)

Sono piccoli moscerini con le ali e il corpo bianco. Se scuotete la pianta in presenza del moscerino nuvole di moscerini dal caratteristico colore bianco voleranno vorticosamente vicino a voi, e successivamente riprenderanno possesso della pianta. Generalmente vivono nella parte inferiore delle foglie e traggono il nutrimento suggendo la linfa e formando uno strato trasparente e vischioso impedendo la respirazione della foglia.

Cose da fare:
Oltre a farvi consigliare un insetticida efficace per eliminarli o almeno allontanarli, potete appendere delle striscie di plastica gialla cosparse di una sostanza vischiosa: i moscerini sono attratti dal colore giallo e una volta posati sulle striscie non riescono più a volare via.
 

Formiche

Penso che non esistano problemi per riconoscere una formica. Le cose da dire sono invece sul ruolo che hanno come partner di diversi fitofagi.

Dove c’è una formica o colonia di esse possono essere presenti afidi, trasportano il parassita sulla pianta.

Cose da fare:
Utilizzare un’insetticida specifico: nel caso di piante da frutto localizzarlo avvolgendo intorno alla pianta un’anello di gommapiuma o altro materiale, impedendo fisicamente l’aggressione alla pianta.
 

Tripidi

Ad andamento tipicamente saltellante questi piccoli vandali delle dimensioni di circa 1.6 mm dalle ali pelose e allungate che vedete bene con la lente di colore giallo o nero succhiano il fiore e le foglie tenere della pianta. I danni sono delle piccole macchie biancastre diffuse che provocano delle deformazioni specie sui getti teneri e nella schiusura del fiore sino a farlo abortire.

Cose da fare:
Anche in questo caso utilizzare un insetticida avendo cura di ripetere l’applicazione per diverse volte soprattutto nel periodo primaverile estivo,e tutto l’anno in caso di piccole strutture riscaldate.



 

Alcuni metodi di cura naturale

 

  • Per allontanare molti insetti indesiderati dalle vostre piante, preparate un aglio togliendo la buccia e frullatelo fino a ridurlo a poltiglia, poi unitelo a 750-1000 ml d'acqua precedentemente fatta bollire; spruzzate sulle piante e vedrete che per un po' molti insetti staranno alla larga!

     
  • Per allontanare le formiche da un determinato ambiente o intorno a piante prendete del borotalco e spruzzatelo come se deste il vostro abituale insetticida in polvere :le formiche non moriranno ma si guarderanno bene dall’attraversare quella zona che rimarra per loro “off limits “ per qualche tempo

     
  • Un’insetticida generico potete prepararlo con un’infuso di foglie di ortica a cui aggiungerete, facendo bollire per un quarto d’ora, un cucchiaio di polvere di peperoncino rosso. Da non utilizzare su parti di pianta tenere: va dato al calare del sole.

     
  • In commercio esiste il piretro in polvere e liquido che aiuta molto nel caso di afidi, moscerini bianchi, formiche (non sempre), e altri parassiti animali
    La formulazione più efficace è liquida, a cui alcune case di questo tipo di antiparassitari hanno aggiunto un antiossidante per permettere al prodotto di avere un’efficacia di 2,3 giorni.
    Questi prodotti vanno dati SEMPRE dopo il tramonto del sole.
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  • Funghi e muffe

    MAL DEL COLLETTO

    (Phytophthora spp., Pythium spp.)

    E’ un gruppo di parassiti che risulta dannoso sia a coltivazioni in pieno campo che in vaso. Molte specie vegetali sono sensibili a questo tipo di patologia ma alcune in particolare modo: Chamacyparis, Taxus ed Ericacee in genere. Nell’ambito di queste specie esiste a sua volta una sensibilità varietale.

    La malattia si manifesta con un appassimento, seguito da disseccamento, dell’intera pianta o di una porzione di essa. Le radici di piccole dimensioni risultano marcescenti, mentre aree imbrunite sono rilevabili a livello delle radici principali ed in particolare nella zona del colletto. Questi patogeni trovano le condizioni ottimali di sviluppo in presenza di eccessi di umidità e di temperature comprese fra i 24° e i 28° C°: ne deriva che le phytophthore sono particolarmente temibili in estate e, più in generale, dopo periodi molto piovosi.

    DIFESA

    La prima e più importante forma di lotta contro questi funghi si basa sulla prevenzione degli eccessi idrici che sono da considerarsi, nella maggior parte dei casi, la causa scatenante per l’istaurarsi della patologia.

    A tal fine è opportuno:

    • coltivare le piante sensibili in terreni o substrati ben drenati;

    • nelle coltivazioni in vaso distribuire l’acqua con molta parsimonia e possibilmente con sistemi localizzati;

    • in pieno campo effettuare sistemazioni idrauliche in grado di garantire lo scolo delle acque in eccesso in tempi rapidi;

    • utilizzare piante sane e varietà poco sensibili a questi funghi.

    Per le specie vegetali maggiormente sensibili, oltre a realizzare quanto sopra detto, si può effettuare anche una difesa chimica. Questa ha una validità solo se viene attuata in modo continuo e sistematico; è sconsigliabile intervenire saltuariamente o al manifestarsi dei sintomi. Efficaci contro questi parassiti risultano trattamenti, sotto forma di innaffiature, a base di phosethyl Al, propamocarb, benalaxyl, furalaxyl e metalaxyl. Gli interventi, distanziati di 20-30 giorni, devono essere effettuati da fine inverno (Marzo-Aprile) fino a tutto Agosto.

    OIDIO O MAL BIANCO DELLE PIANTE ORNAMENTALI

    (F. asc.: Sphaerotheca, Podosphaera, Erysiphe, Microsphaera, Uncinula, Phyllactinia, Leveillula. F. con.: Oiodium)

    I funghi appartenenti alla famiglia delle Erysiphaceae sono la causa dell’alterazione, riscontrabile nel periodo estivo su molte piante, comunemente conosciuta con il nome di Mal Bianco, Nebbia, Manna. Fra le più comuni piante soggette ad attacchi di oidio possiamo ricordare: Rosa, Prunus laurocerasus, Quercus, Acer, Lagerstroemia, Evonimus, e Malus.

    Questi funghi si sviluppano su tutti gli organi erbacei delle piante: foglie, germogli, rametti erbacei e boccioli fiorali.

    Le foglie sono l’organo vegetale su cui più comunemente si può riscontrare la malattia. Sui tessuti infestati dal fungo si forma un rivestimento bianco-cenerino, inizialmente non ben definito, poi sviluppato a costituire una sorta di fitta ragnatela abbastanza evidente. In diverse forme di oidio la lamina fogliare può assumere un aspetto bolloso o andare incontro a raggrinzimenti. Le foglie molto colpite disseccano e cadono anticipatamente per cui forti attacchi di mal bianco possono causare defogliazioni intense. Nel Prunus laurocerasus le aree fogliari interessate dall’infezione tendono a disseccare e a cadere anticipatamente lasciando un foro nella lamina fogliare (oidio perforante).

    I rametti erbacei colpiti si ricoprono anch’essi di muffa bianca, al di sotto della quale è facile rinvenire una diffusa e superficiale reticolatura necrotica.

    Gli oidii si sviluppano esternamente all’ospite, ancorandosi ad esso per mezzo di appressori. Con delle strutture dette austori penetrano nelle cellule delle piante e ne assorbono il contenuto.

    DIFESA

    Un’ efficace difesa antioidica deve prevedere trattamenti precoci, a partire dai primi di maggio; questo facilita il successivo contenimento della malattia. Tuttavia in vivaio buoni risultati si ottengono anche iniziando gli interventi alla comparsa delle prime macchie oidiche. Successivamente è necessario ripetere i trattamenti in funzione della sensibilità della specie vegetale e varietale, ogni 15-20 giorni per un massimo di 4-5 trattamenti. Esiste in commercio un’ampia gamma di prodotti efficaci contro gli oidii. Oltre ai classici zolfi, sempre validi specialmente nei trattamenti polverulenti, sono da ricordare i prodotti a base di dinocap, triforine, dodemorf, bupirimate, ditalimfos, pyrazophos, procloraz, triadimefon, bitertanolo, fenarimol, penconazol, esaconazolo ed in generale tutti i prodotti triazolici. E’ opportuno alternare i vari principi attivi.

    TICCHIOLATURA DELLE ORNAMENTALI

    Meli da fiore e Eriobotrya spp.: Venturia spp.

    Rosa: Diplocarpon rosae (Marssonina rosae)

    Crataegus oxyacantha, Raphiolepis, Eriobotrya spp. e Cotogno: Diplocarpon maculatum (=Fabrea maculatum) (Entomosporium maculatum)

    Le ticchiolature delle ornamentali sono un gruppo piuttosto eterogeneo di malattie fungine. Sono caratterizzate dalla comparsa sulle foglie di macchie di colore bruno, olivaceo, marrone, più o meno rotondeggianti, a volte (Raphiolepis) contornate da leggero alone giallo. Inizialmente le macchie fogliari sono isolate e di limitate dimensioni, successivamente si accrescono e tendono a confluire. Le foglie colpite in modo grave cadono precocemente determinando la defogliazione della pianta.

    DIFESA

    La lotta alla ticchiolatura delle ornamentali può essere effettuata con trattamenti a base di composti rameici o ditiocarbammati (mancozeb, metiran, ecc...) nel periodo primaverile. Due-tre trattamenti distanziati di 15-20 giorni, effettuati da metà aprile ai primi di giugno, specialmente dopo consistenti piogge, dovrebbero essere in grado di garantire una sufficiente protezione della vegetazione.

    Per la Rosa, in particolare su varietà sensibili, ciò può non essere sufficiente, per cui alla comparsa dei primi sintomi, è necessario effettuare una protezione più severa ricorrendo anche all’impiego di triforine, diclofluanide, dodina e prodotti triazolici, trattando ogni 10-15 giorni fino a quando la malattia non si blocca.

    BOLLA DEL PESCO (Taphrina deformans) e CORINEO DELLE DRUPACEE (Coryneum beijerinckii)

    Queste due alterazione fungine sono tipiche della frutticoltura, ma possono interessare anche il vivaismo ormanentale considerando la diffusione sempre maggiore che hanno in esso le drupacee da fiore.

    La TAPHRINA DEFORMANS è una malattia fungina specifica dei peschi (Prunus persica) di cui attacca soprattutto le foglie. Si manifesta in primavera, al risveglio vegetativo: le foglie presentano bollosità evidenti, assumono consistenza carnosa e spessore superiore al normale; successivamente disseccano e cadono.

    Il CORYNEUM BEIJERINCKII è in grado di colpire tutte le drupacee. I sintomi si manifestano, nel periodo primaverile, sia su foglie che su rami. Sulle foglie si formano delle tacche rosso-violacee di alcuni millimetri di diametro, circondate da un alone rossastro. Queste aree colpite tendono a distaccarsi lasciando il lembo fogliare bucherellato. Sui rami si formano dei cancri da cui fuoriesce un abbondante essudato gommoso. Le piante colpite dalla malattia si presentano cariche di gomma e deperite.

    DIFESA.

    Entrambe le affezioni fungine si possono controllare con due trattamenti localizzati uno alla caduta delle foglie (novembre), l’altro prima della ripresa vegetativa (febbraio). Efficaci contro questi patogeni risultano i prodotti a base di rame, tiram e ziram. Nel trattamento autunnale è preferibile utilizzare i prodotti rameici, mentre nel trattamento primaverile dare la preferenza a tiram e ziram.

    Su varietà di pesco sensibili alla bolla o con decorso stagionale umido, è utile effettuare anche alcuni interventi nei mesi di Aprile e Maggio, con prodotti a base di ziram o TMTD. Con presenza di vegetazione non usare prodotti rameici su pesco, perchè fitotossici.

    CILINDROSPORIOSI DEL CILIEGIO

    (Cylindrosporium padi)

    Questo fungo è in grado di colpire diverse specie di Prunus e risulta pericoloso su ciliegio (Prunus avium). Colpisce in particolare le foglie, raramente i rami. Le foglie colpite presentano sulla pagina superiore tante piccole macchie rosse, e su quella inferiore aree clorotiche che successivamente assumono anch’esse colore rossastro. Le foglie infette ingialliscono e poi cadono precocemente, per cui in piena estate le piante risultano già spoglie. Lo sviluppo vegetativo della pianta viene depresso.

    DIFESA.

    E' consigliabile intervenire con dei trattamenti a base di rame, dithianon o benomyl. Il primo intervento è opportuno effettuarlo a metà giugno e farlo seguire da altri 2 trattamenti distanziati di 15-20 giorni l’uno dall’altro.

    ANTRACNOSI DEL PLATANO

    (Gnomonia platani)

    E’ una patologia fungina comunemente presente sul Platanus nel periodo primaverile. I sintomi più caratteristici ed evidenti sono a carico dei giovani germogli e delle foglie. I giovani germogli vanno incontro, fin dalla ripresa vegetativa, ad un rapido avvizzimento seguito da imbrunimento e morte. Sulle foglie si sviluppano dei disseccamenti inizialmente localizzati lungo le nervature, successivamente interessanti buona parte o tutta la lamina fogliare. Altro sintomo tipico è la produzione di rami vicini fra di loro (scopazzi). Nelle primavere umide e piovose la malattia può causare gravi danni compromettendo lo sviluppo delle piante.

    Quando le temperature medie si innalzano e superano i 18-20° la malattia tende a regredire, per scomparire in estate.

    DIFESA

    La lotta si esegue con trattamenti a base di prodotti benzimidazolici (es. benomyl) o procloraz. Il primo trattamento deve essere effettuato alla ripresa vegetativa (apertura gemme) e successivamente ripetuto per altre due volte distanziando i trattamenti di circa 15 giorni.

    ANTRACNOSI DELL’IPPOCASTANO

    (Guignardia aesculi)

    Il sintomo caratteristico di questa patologia fungina interessa le foglie dell’Aesculus. Su di esse si sviluppano in primavera delle macchie decolorate distribuite nelle zone internervali. Con il progredire della stagione queste aree infette disseccano e si ampliano fino a confluire fra loro interessando buona parte del lembo fogliare. Le foglie così colpite tendono a cadere anticipatamente per cui le piante a fine estate si presentano spoglie.

    La patologia sopra descritta può essere confusa con il “bruciore parassitario” che si può manifestare in estate a seguito di squilibri idrici e inquinamento atmosferico. A ciò vanno spesso soggette le piante delle alberature cittadine.

    DIFESA

    Risulta utile la lotta chimica che può essere condotta con trattamenti a base di bitertanolo, propiconazolo, procloraz ed altri triazolici. Una certa efficacia la posseggono anche i prodotti rameici e i ditiocarbammati. I trattamenti devono iniziare alla ripresa vegetativa e, con cadenza di 15-20 giorni, continuare per un massimo di 3-4 interventi.

    ANTRACNOSI DELL’OLEANDRO

    (Phoma exigua)

    Il principale ospite di questo fungo è Nerinum oleander, di cui è in grado di colpire i giovani rami e le foglie. La patologia si manifesta con macchie necrotiche di colore scuro, costituite da una serie di anelli concentrici più o meno evidenti. Sui giovani rami, se la necrosi arriva ad interessare l’intera circonferenza, la parte distale dissecca. La malattia trova le condizioni ottimali di sviluppo nel periodo autunnale, specialmente con andamento climatico umido.

    DIFESA.

    Per la lotta a questo patogeno si possono effettuare dei trattamenti preventivi, a base di prodotti rameici (efficaci anche contro la rogna), ditiocarbammati (zineb, ziram, mancozeb) o procloraz. A partire da Settembre-Ottobre sono necessari 3-4 interventi distanziati circa 15 giorni l’uno dall’altro. In presenza di forte umidità, specialmente in serra, i trattamenti chimici possono fornire risultati parziali. In queste condizioni sarebbe opportuno ridurre l’umidità ambiente aprendo ed arieggiando la serra.

    RUGGINI

    (Phragmidium subcorticium, Gymnosporangium spp.,Uromyces geniste-tinctorie, Tranzschelia pruni-spinosae, ed altre)

    Le ruggini sono malattie che colpiscono diverse piante ornamentali, provocando, a volte, notevoli danni. Questi patogeni fungini sono caratterizzati dal causare delle alterazioni sui vegetali da cui si ha formazione di polvere rossastra simile a ruggine. Vengono di seguito riportate le più frequenti forme di ruggini.

    • Ruggine della Rosa (Phragmidium subcorticium), ruggine del Laburnum anagyroides (Uromyces geniste-tinctorie), ruggine dell’Hypericum (Melaspora Hypericorum) e ruggine del susino (Tranzschelia prini-spinosae): queste ruggini causano sulla pagina inferiore delle foglie delle piccole pustole da cui fuoriescono masserelle polverulente; le foglie colpite cadono anticipatamente, lasciando la pianta defogliata.

    • Ruggine del Crataegus oxyacantha (Gymnosporangium spp.): provoca, in particolare sulla varietà Paul’s Scarlet, delle evidenti galle a carico di foglie, rami e frutti con successivo disseccamento di questi.

    Inoltre, saltuariamente, si possono riscontrare attacchi di ruggine anche su Salix, Populus ed altre piante fra cui conifere.

    In tutti i casi scuotendo gli organi colpiti dal fungo si libera la polvere rossastra tipica di questi patogeni fungini.

    DIFESA

    Risulta opportuno intervenire alla comparsa dei primi sintomi con prodotti a base di triforine, ossicarbossina, mancozeb e derivati triazolici (esaconazolo, triadimenol, bitertanolo, penconazole, propiconazole, ecc...). In particolare le triforine risultano efficaci nel caso della ruggine della Rosa e del susino, mentre i triazolici, l’ossicarbossina e il mancozeb esplicano una valida protezione su Crataegus, Hypericum e Laburnum anagyroides. I trattamenti devono essere ripetuti a distanza di 15-20, per un massimo di 3-4 interventi.

    CANCRO DEL CASTAGNO

    (Endothia parasitica)

    Il cancro della corteccia è una malattia in grado di provocare ingenti perdite di Castanea. Il patogeno colpisce tutti gli organi legnosi provocandovi delle tacche di color rosso-mattone, depresse e screpolate. Nei casi in cui la necrosi avvolge tutta la circonferenza dell’organo colpito, la parte distale di questo va incontro a rapido disseccamento. Il patogeno penetra nell’ospite da ferite per cui risulta molto pericoloso negli innesti a marza o dopo potature.

    DIFESA.

    Le piante colpite dal fungo devono essere eliminate e bruciate il più presto possibile. Per prevenire l’infezione si possono effettuare dei trattamenti estivo-autunnali con prodotti a base di sali di rame o benomyl, ma la loro efficacia non sempre è soddisfacente. Negli innesti è consigliabile disinfettare la ferita con degli opportuni mastici cicatrizzanti. Fra questi va ricordato il Cerafix Plus (Enichem), mastice biologico, Brevetto CNR, specifico per innesti di castagno.

    CANCRO DEL CIPRESSO

    (Seridium cardinale Wag.)

    Il cancro del cipresso è una patologia fungina in grado di provocare ingenti perdite su diverse Cupressacee. A questa malattia risulta molto sensibile il Cupressus macrocarpa (in particolare la var. Goldcrest), sensibile il C. sempervirens, poco sensibile C. arizonica, C. lusitanica, Thuja orientalis, Cupressocyparis leylandii e Juniperus communis. La malattia si manifesta con la formazione, lungo il fusto o branche principali, di cancri che emettono abbondante resina; ciò determina il disseccamento della parte soprastante.

    Il fungo si sviluppa in particolare nelle stagioni primaverili ed autunnali.

    DIFESA

    La prima precauzione da prendere è l’allontanamento e distruzione delle piante infette. La lotta chimica può essere validamente realizzata con trattamenti preventivi a base di benomyl o rameici. La frequenza degli interventi dipende dalla sensibilità della specie al cancro. In una specie molto sensibile come il C. macrocarpa sono mediamente necessari 5 trattamenti l’anno distribuiti 3 in Aprile-Maggio-Giugno e 2 in Settembre-Ottobre. In C. sempervirens il numero dei trattamenti si può ridurre a 3-4 sempre localizzati negli stessi periodi per arrivare a 2 interventi nelle altre Cupressacee.

    DISSECCAMENTI RAMEALI DELLA ROSA

    (Coniothyrium fuckelii ed altri)

    Fra i patogeni che causano questa alterazione della Rosa, Coniothyrium fuckelii è quello più virulento e diffuso. La malattia si manifesta su fusto e rami con delle aree necrotiche a bordi rossicci o bruni. Questo disseccamento può progredire fino ad interessare buona parte dell’organo vegetale. Il fungo penetra preferenzialmente da ferite, per cui risultano pericolosi i tagli di innesto e di potatura, le forti grandinate e i freddi intensi.

    DIFESA.

    Contro questa alterazione risultano efficaci i prodotti a base di ditiocarbammati e benzimidazolici (es. benomyl). E’ opportuno effettuare trattamenti dopo che si sono verificate le condizioni predisponenti l’infezione del fungo: potature, innesti, grandine, gelo. Per un minore impatto ambientale e una maggiore efficacia, nel caso di innesti o potature il trattamento può essere sostituito da spennellatura dei tagli con mastici appropriati o una miscela di Vinavyl+benomyl al 2% di prodotto commerciale.

    DISSECCAMENTI DA NECTRIA E MALATTIE DEL LEGNO (CARIE LEGNOSE)

    (Nectria ed altri patogeni fungini)

    La NECTRIA è un patogeno fungino in grado di svilupparsi a carico dei tessuti legnosi di diverse specie vegetali: Acer, Sophora, Robinia, ecc... I vegetali colpiti vanno incontro ad evidenti disseccamenti rameali in grado di estendersi anche al fusto; altre volte l’alterazione si limita ad interessare solo porzioni di questi organi. Il disseccamento inizia normalmente in corrispondenza di una ferita (es. un taglio di potatura) e da qui progredisce arrivando, nei casi più gravi, ad interessare buona parte della pianta. Sul legno morto si differenziano successivamente delle tipiche ed evidenti pustole color arancio, che rappresentano la forma di propagazione del fungo. Il patogeno colpisce di preferenza piante debilitate penetrando, come via preferenziale, da ferite.

    Le CARIE LEGNOSE sono malattie fungine che provocano danni parzialmente simili a quelli sopra descritti; non sono molto diffuse.

    DIFESA.

    La difesa dalla Nectria la si può realizzare con interventi anticrittogamici con prodotti rameici o benzimidazolici. Il trattamento può risultare utile dopo trapianti e dopo potature, perché i tagli rappresentano una facile via di ingresso per il patogeno fungino.

    Tuttavia i migliori risultati nel controllo di questa patologia, si ottengono disinfettando i tagli di potatura con opportuni mastici o con una miscela di Vinavyl+benomyl al 2% di prodotto commerciale. Questa operazione, oltre a prevenire la patologia sopra descritta, ha ottima efficacia anche contro le carie del legno.

    DISSECCAMENTI DI THUJA ORIENTALIS PYRAMIDALIS AUREA

    (Pestalotiopsis funerea)

    La Thuja orientalis “Pyramidalis Aurea” nel periodo invernale può andare incontro a disseccamento dei rami basali. Le piante colpite presentano la corteccia del fusto e delle branche basali secca e di colore rossastro. Tale alterazione può portare a morte l’intera pianta. La sintomatologia descritta è causata da un patogeno fungino che si sviluppa nel periodo autunnale e invernale. La malattia è favorita da abbondanti piogge nei mesi di ottobre e novembre e da condizioni di stress della pianta (es. zollature). L’alterazione, anche se in misura minore, può interessare anche la Thuja orientalis “Compacta Aurea”.

    DIFESA

    La Thuja orientalis “Pyramidalis Aurea” può essere difesa con trattamenti anticrittogamici a base di prodotti rameici o ditiocarbammati (mancozeb ed altri). Tre interventi distanziati di 15-20 giorni, nei mesi di ottobre-novembre, dovrebbero essere in grado di garantire un’ efficace difesa di queste piante. E’ sconsigliato l’uso di prodotti a base di benomil.

    DISSECCAMENTI DI SEQUOIADENDRON GIGANTEUM E CRYPTOMERIA JAPONICA “ELEGANS”

    La chioma basale di Sequoiadendron giganteum e Cryptomeria japonica “Elegans” nel periodo di fine agosto-settembre possono evidenziare diffusi disseccamenti. L’alterazione è causata da un patogeno fungino che si sviluppa nel periodo estivo a partire da giugno, ma evidenzia il danno solo a fine estate.

    DIFESA

    Per proteggere le piante da questa alterazione è necessario effettuare 2-3 interventi anticrittogamici, distanziati di circa 20 giorni, nel periodo fine giugno-fine agosto. I prodotti da utilizzare sono quelli a base di mancozeb, rame e benomyl.

    Gli Insetti

    TINGIDE DEL PLATANO

    (Corythucha ciliata)

    Questo tingide è un grado di colpire diverse essenze vegetali, ma risulta particolarmente dannoso sulle piante di Platanus. L’insetto, durante il periodo primaverile-estivo, si localizza nella pagina inferiore delle foglie da cui sottrae linfa e clorofilla. Ciò causa una decolorazione tipica delle foglie, che successivamente ingialliscono, disseccano e cadono in anticipo. Al sopraggiungere dell’inverno gli adulti della tingide cercano riparo sotto le placche corticali del tronco, nelle screpolature dei muri ed altro. In primavera questi adulti ritornano sulle foglie, sviluppando 3 generazioni nel corso dell’estate.

    DIFESA

    La lotta a questo insetto deve essere effettuata alla comparsa dei primi sintomi. I prodotti da usare sono quelli a base di acefate, endosulfan, metomil e aldicarb granulare.

     

    PSILLA DEL LAURO

    (Trioza alacris)

    La Trioza alacris è un piccolo insetto in grado di infestare le foglie dei germogli del Laurus nobilis nel periodo primaverile estivo. Il lembo delle foglie colpite si arrotola verso la pagina inferiore, assume una consistenza spessa e carnosa ed un colore bianco; successivamente dissecca. I germogli si deformano ed arrestano lo sviluppo. La pianta subisce un ritardo di crescita e un danno estetico.

    DIFESA

    Al manifestarsi dei primi sintomi si può intervenire con un trattamento a base di amitraz o diflubenzoron o amitraz+diflubenzuron o piretroidi.

     

    PSILLA DEL PERO

    (Psylla piri)

    Questo piccolo insetto causa gravi danni sulle piante di Pyrus communis sia riducendone l’attività vegetativa sia imbrattandole di melata su cui poi si sviluppa fumaggine. Infesta di preferenza i giovani germogli, che con forti attacchi possono andare incontro a morte. La melata sui germogli e la conseguente fumaggine sono il sintomo più evidente della presenza dell’insetto, peraltro difficilmente osservabile. La psilla è in grado di sviluppare più generazioni nel corso della primavera-estate.

    DIFESA.

    In presenza dei primi sintomi, si può intervenire con un trattamento a base di diflubenzuron+amitraz addizionato a 200 gr/hl di olio bianco. In presenza di forti attacchi è opportuno fare precedere il trattamento da un lavaggio con un bagnante per eliminare la melata sotto cui si protegge l’insetto (può andare anche il detersivo per i piatti). Qualora questi interventi non risultassero efficaci, intervenire con un piretroide (prodotto a base di piretro).

     

    ALEURODIDE O MOSCA BIANCA

    (Trialeurodes vaporariorum)

    Questo insetto è simile ad una piccola mosca bianca è in grado di infestare un notevole numero di piante. Si localizza sulla pagina inferiore delle foglie dove si nutre sottraendo linfa. Ciò causa notevoli deperimenti vegetativi associati a presenza di fumaggine. Scuotendo i vegetali infestati, l’aleurodide si alza in volo evidenziando la sua presenza. L’insetto sviluppa molte generazioni durante il periodo estivo risultando particolarmente dannoso in serra, molto meno in piena aria.

    DIFESA

    La lotta è realizzabile a diversi livelli: cattura massale con trappole cromotropiche, lotta biologica, lotta chimica.

    • Cattura massale con trappole cromotropiche. Gli aleurodidi sono attratti dal colore giallo, per cui possono essere catturati disponendo sopra le colture delle cartelle di colore giallo cosparse di colla. Le cartelle devono essere posizionate prima che si verifichi l’infestazione, in numero di 1 ogni 10 mq ad un’altezza di 10-20 cm dalla coltura. E’ un metodo che fornisce buoni risultati solo se applicato precocemente e se l’infestazione è contenuta, altrimenti è necessario abbinarlo alla lotta chimica. Questo metodo è difficilmente utilizzabile in giardini o balconi ed è riservato alle grandi coltivazioni.

    • Lotta biologica. Si attua distribuendo nella coltura l’insetto Encarsia formosa, predatore di aleurodidi, reperibile in commercio presso ditte specializzate per la sua produzione. Per ottenere buoni risultati, la sua distribuzione nella coltura deve verificarsi molto precocemente. Questo metodo di lotta presenta una buona efficacia nel contenere l’infestazioni di aleurodidi, ma ha dei costi elevati e non è proprio il caso di farlo in un balcone!

    • Lotta chimica. Si basa sull’uso di insetticidi a base di buprofezin o sulla distribuzione al terreno o al substrato di aldicarb granulare. Il buprofezin è un insetticida molto attivo sulle forme giovanili degli aleurodidi, per cui con basse infestazioni può essere usato da solo; con forti infestazioni deve essere abbinato ad insetticidi ad azione adulticida come metomil o endosulfan.

     

    AFIDI

    (Aphis, Myzus, Dysaphis, Cinara, Sarucallis, Macrosiphum, Eucallipterus, Patchiella, Eopineus, Pineus, Gillitteella, Cedrobium, ecc...)

    Molte piante possono essere infestate da una delle tante specie di afidi. Questi insetti si possono suddividere in due gruppi:

    • afidi che colonizzano i giovani germogli;

    • afidi che si sviluppano su rami e fusti.

    Al primo gruppo appartengono gli afidi della Rosa, della Lagerstroemia, dei Prunus, dei fruttiferi, del Viburnum, dell’Acer, della Robinia, del Tilia, dell’Hibiscus, della Photinia, della Wisteria, del Quercus, del Pyracantha ed altri. Causano arresto di vegetazione, deformazione e disseccamento delle foglie e dei germogli colpiti.

    Al secondo gruppo appartengono gli afidi del Cupressus, del Cedrus, e della Thuja. Questi possono causare ampi disseccamenti nella pianta, provocandone anche la morte, per cui assumono particolare importanza.

    Gli afidi, detti anche pidocchi o pucette, sono di colore variabile (dal giallo al verde al nero ecc...) in grado a volte di mimetizzarsi con la vegetazione, poco mobili e formanti sugli organi infestati fitte colonie.

    Si nutrono succhiando la linfa elaborata, ricca di acqua e zuccheri, povera di sostanze proteiche. Gli zuccheri e l’acqua in eccesso vengono eliminati sotto forma di un liquido trasparente e vischioso che prende il nome di melata. Questa imbratta la pianta e costituisce un ottimo substrato per lo sviluppo di funghi. Ciò da luogo al fenomeno della “fumaggine” e la pianta si ricopre di una fuliggine nera. Questa la si può eliminare solo effettuando un’accurata lotta agli afidi.

    Spesso questi insetti sono in simbiosi con formiche, per cui una presenza di quest’ultime sui vegetali può essere associata ad una infestazione di pidocchi.

    DIFESA.

    Non è consigliabile effettuare trattamenti preventivi, ma è necessario controllare con attenzione le piante in coltivazione. Particolarmente critica è la primavera, perché in questo periodo gli afidi trovano le migliori condizioni di sviluppo: vegetazione giovane, tenera ed abbondante, condizioni ambientali favorevoli.

    Una volta individuati i primi focolai si può intervenire con insetticidi aficidi come i prodotti a base di acefate, pirimicarb, ethiofencarb, methasistox, endosulfan, metomil, piretroidi. Efficace risulta anche la distribuzione al terreno o al substrato, nel periodo primavera-inizio estate, di aldicarb granulare. E’ opportuno alternare i vari principi attivi, per evitare la comparsa di forme resistenti.

     

    CHERMES DELL’ABETE

    (Sacchiphantes viridis = Chermes viridis)

    E’ un afide tipico dell’abete rosso (Picea abies) su cui provoca la trasformazione delle gemme apicali in galle a forma di piccole ananas. Ciò ostacola il regolare sviluppo della pianta; causa solo saltuariamente danni seri.

    DIFESA

    Qualora si voglia controllare chimicamente questo afide è opportuno intervenire in autunno o fine inverno con acefate o piretroidi addizionati ad olio bianco (es: deltametrina+olio bianco). La distribuzione del prodotto deve avvenire dal basso verso l’alto.

     

    FILLOSSERA DEL LECCIO

    (Phylloxera quercus)

    Questo insetto è un afide che provoca danni sulle querce, in particolare Quercus ilex.

    La fillossera in primavera si localizza nella pagina inferiore delle giovani foglie, dove provoca con delle punture la comparsa di piccole macchie ed il loro successivo accartocciamento e disseccamento. Sulle foglie sviluppate, invece, determina la comparsa sulla pagina superiore di ampie aree necrotiche, che spesso tendono a confluire. Le piante più soggette all’attacco dell’insetto sono quelle sottoposte a potature, perché la continua formazione di nuova vegetazione favorisce lo sviluppo dell’afide.

    DIFESA

    La lotta contro questo insetto ricalca quanto detto per gli afidi: intervenire al primo manifestarsi dei sintomi con insetticidi aficidi.

     

    METCALFA

    (Metcalfa pruinosa)

    La Metcalfa è un piccolo insetto la cui presenza sulle piante è rilevata da vistosi imbrattamenti cerosi di colore bianco candido lungo i fusti erbacei e sulla pagina inferiore delle foglie. E’ in grado di attaccare molte specie vegetali con predilezione per alcune latifoglie: Acer, Magnolia grandiflora, Robinia, Catalpa, Fagus e Ligustrum.

    DIFESA

    L’insetto compie una sola generazione l’anno con comparsa scalare delle forme giovanili dai primi di maggio alla fine di giugno. E’ necessario valutare la convenienza del trattamento, perché l’insetto solo sulle specie vegetali più sensibili può causare danni e deturpamenti tali da giustificare l’intervento chimico. Qualora questo risulti necessario si può intervenire, in giugno-luglio, utilizzando prodotti a base di acefate, malathion, endosulfan o piretroidi.

     

    COCCINIGLIE

    Le cocciniglie sono insetti con il corpo rivestito da abbondanti secrezioni di varia natura: cere, lacche, sostanze sericee. Queste sostanze formano uno scudetto, o un follicolo, o un ovisacco, sotto cui trova protezione l’insetto. Di dimensioni ridotte, in alcuni casi minuscole, questi insetti sono poco mobili o immobili.

    Sono in grado di produrre notevoli incrostazioni sugli organi legnosi delle piante, provocandone un notevole deperimento.

    Le cocciniglie, da un punto di vista pratico, possono essere suddivise in due grandi gruppi: cocciniglie diaspine, altre cocciniglie.

    COCCINIGLIE DIASPINE: sono di piccole dimensioni (1-1,5 mm) e non producono melata. Fra esse merita ricordare:

    Quadraspidiotus perniciosus (vedere scheda specifica).

    Diaspis pentagona (vedere scheda specifica).

    Chionaspis evonymi (vedere scheda specifica).

    • Astrolecanium arabidis e Aspidiotus hederae, tipiche dell’Hedera, ma l’Aspidiotus è riscontrabile anche su Aucuba ed Nerinum oleander.

    Carulaspis carulei, tipico di conifere, in particolare Cupressus ed Juniperus.

    ALTRE COCCINIGLIE: normalmente sono di dimensioni maggiori alle precedenti e sono produttrici di melata per cui la pianta si ricopre di fumaggine. Fra queste si può ricordare:

    Saissetia oleae, presente oltre che su Olea europea anche su Nerinum oleander, palme, agrumi, Pittosporum, ecc...

    Icerya purchasi, riscontrabile, oltre che su agrumi, anche su Laurus nobilis, Mimosa, Pittosporum, ecc...

    Ceroplastes spp., in grado di attaccare molte specie vegetali fra cui Laurus nobilis, Ficus, Nerinum oleander, Ilex aquifolium, Pittosporum, palme, agrumi, e varie alberature.

    Chloropulvinaria floccifera (cocciniglia fioccosa), in grado di provocare danni su Pittosporum, Camellia e Hydragena.

    • Pseudococcus longispinus e Planococcus citri (cocciniglie farinose), riscontrabili su agrumi, piante grasse, Cycas, Ficus, Nerinum oleander, Pittosporum, Prunus laurocerasus, Viburnum, ecc...

    Queste cocciniglie si possono riconoscere da alcuni caratteri distintivi:

    • l’Icerya e la cocciniglia fioccosa sono rivestite da una struttura cerosa di colore bianco piuttosto evidente e di forma tipica;

    • le cocciniglie farinose producono delle masse fioccose biancastre;

    • i Ceroplastes e la Saissetia oleae sono provviste di un tipico scudetto.

    DIFESA

    La lotta alle cocciniglie è consigliabile effettuarla quando sono presenti le forme giovani (neanidi di I° e II° età), perché più sensibili agli insetticidi e meno protette da produzioni cerose. Di seguito si riportano per alcune cocciniglie l’epoca in cui normalmente sono presenti le giovani neanidi, che corrisponde al momento più opportuno per intervenire con l’insetticida.

    Ceroplastes: le forme giovanili sono presenti nel periodo estivo (giugno, luglio, agosto). Si può facilmente rilevare la loro presenza perché hanno forma di piccole stelle disposte lungo le nervature principali delle foglie.

    • Cocciniglia fioccosa: le neanidi nascono in Giugno-Luglio.

    Astrolecanium e Aspidiotus: intervenire da Aprile a Luglio.

    Carulaspis carulei: è preferibile intervenire sulle forme giovani della prima generazione, Maggio-Giugno.

    Gli insetticidi consigliabili nella lotta alle cocciniglie sono quelli a base di methidation, clorpirifos-metil, diazinone, buprofezin, carbaril, piretroidi ed aldicarb granulare.

    Si possono usare con successo, specialmente nel periodo invernale e su specie spoglianti, anche olii bianchi attivati e polisolfuri. Per questi ultimi è necessario effettuare dei saggi preliminari perché possono causare fitotossicità.

     

    COCCINIGLIA DI SAN JOSE’

    (Quadraspidiotus perniciosus Comst.)

    E’ una cocciniglia di piccole dimensioni di colore cenerino. Colonizza il tronco, i rami, i frutti e talvolta le foglie. Predilige drupacee e pomacee, però è in grado di attaccare molte altre specie botaniche (oltre 200). La cocciniglia è protetta da un follicolo di pochi millimetri di colore grigio cenere. Causa un deperimento generale della pianta, riducendone lo sviluppo vegetativo. La cocciniglia sverna come neanide di I° o II° età e nel periodo primaverile-estivo sviluppa 3 generazioni. Per contenere la sua diffusione diverse nazioni hanno preso provvedimenti sia limitando l'importazione delle piante più suscettibili, sia obbligando queste alla fumigazione.

    DIFESA

    Efficaci risultano i trattamenti a base di polisolfuri di bario (su diverse piante può risultare fitotossico), methidathion e olii bianchi attivati poco prima della ripresa vegetativa. Qualora non si riesca ad intervenire in questo periodo si possono effettuare trattamenti alla nascita delle forme giovanili. Questo si verifica approssimativamente in maggio-primi di giugno, fine luglio-primi di agosto e a metà settembre. E’ preferibile intervenire nei primi due periodi con prodotti a base di methidation, clorpirifos-metil, quinalfos e olii bianchi attivati (quest’ultimi, nel periodo primaverile-estivo, possono causare fenomeni di fitotossicità su alcune piante).

    Le piante che in vivaio risultano fortemente infestate dalla cocciniglia, devono essere distrutte, perché non risanabili.

    Con la lotta alla S. Josè si ottiene un buon controllo anche della cocciniglia bianca.

     

    COCCINIGLIA BIANCA

    (Pseudaulacaspis pentagona Targ.)

    Questa cocciniglia ha una predilezione per i Morus, ma è facile riscontrarla anche su Catalpa, Sophora, drupacee in genere, Actinidia, Juglans ed altre specie vegetali.

    E’ in grado di colpire tutti gli organi legnosi della pianta; sul Morus inizialmente tende a localizzarsi nel punto di innesto e da qui a diffondersi sul resto della pianta.

    Tronco e rami in estate si ricoprono di un evidente feltro bianco dovuto alla forma maschile della cocciniglia.

    Le femmine sono rivestite da un follicolo di pochi millimetri di colore biancastro. La cocciniglia sverna come femmina feconda e nel periodo primaverile-estivo sviluppa 3 generazioni.

    DIFESA

    Questo insetto può essere combattuto poco prima della ripresa vegetativa con polisolfuro di bario (su diverse piante può essere fitotossico), olii bianchi attivati e metidation. Altro momento in cui si può intervenire con dei trattamenti è alla nascita delle forme giovanili. Questo si verifica approssimativamente in maggio-primi di giugno, seconda metà di luglio e primi di settembre. E’ preferibile localizzare i trattamenti nei primi due periodi utilizzando prodotti a base di chlorpiriphos-methil, methidation, quinalphos e olii bianchi attivati (quest’ultimi, nel periodo primaverile-estivo, possono causare fitotossicità).

    In vivaio le piante fortemente infestate devono essere distrutte, perché non recuperabili.

    I trattamenti contro questa cocciniglia, se effettuati correttamente, presentano una buona efficacia anche contro la cocciniglia di S. Josè.

     

    COCCINIGLIA DELL’EVONIMO

    (Chionaspis evonymi)

    Questo insetto è specifico delle piante di Evonymus e fra queste l’Evonymus japonicus risulta più sensibile dell’Evonymus europaeus. La cocciniglia attacca fusto, rami e foglie determinando delle forti incrostazioni che possono ricoprire interamente l’organo. A seguito dell’infestazione le foglie cadono anticipatamente lasciando la pianta spoglia.

    DIFESA.

    La lotta va indirizzata contro le forme giovani della cocciniglia (neanidi), perché gli adulti sono piuttosto resistenti agli insetticidi. La prima nascita delle neanidi si verifica a partire dalla metà di maggio; a questa ne seguono altre due nel periodo estivo. Il trattamento, eventualmente ripetuto in presenza di forti infestazioni, a distanza di 10-15 giorni dal primo, può essere realizzato con prodotti a base di methidation, clorpirifos-metil, diazinone e piretroidi.

     

    TIGNOLE DELLE DRUPACEE

    (Grapholita molesta e Anarsia lineatella)

    Questi due insetti provocano danni sui peschi (Prunus persica) causando il disseccamento della parte distale dei giovani germogli. Le larve provocano mine nei getti apicali che muoiono in breve tempo. Il regolare sviluppo vegetativo delle piante viene compromesso.

    DIFESA.

    In frutticoltura industriale la lotta a questi due parassiti viene effettuata basandosi sul monitoraggio con trappole a ferormoni. Ciò è realizzabile anche in vivaio istallando delle trappole e controllandole settimanalmente.

    Altra forma di lotta si basa su trattamenti a calendario a partire dalla comparsa dei primi getti danneggiati. I successivi interventi, distanziati di 15-20 giorni, devono proseguire fino a tutto Agosto.

    In entrambi i casi, i prodotti da usare sono quelli a base di phosalone o azinphos-metil.

     

    TORTRICIDE DEL PINO

    (Evetria buoliana = Rhyacionia buoliana)

    E’ una farfalla la cui larva si sviluppa a spese dei pini e risulta pericolosa in particolare sulle giovani piante. Le larve in primavera (Maggio-Giugno) compiono il danno più evidente: danneggiano i giovani germogli che disseccano o crescono disformi. Successivamente si formano gli adulti (Giugno-Luglio) che depongono le uova da cui nascono, dopo circa una settimana, delle piccole larve. Queste iniziano a minare gli aghi provocandone il disseccano della parte soprastante la mina. L’insetto sviluppa una sola generazione l’anno e sverna come larva.

    DIFESA.

    La lotta contro questo lepidottero deve essere effettuata alla comparsa delle giovani larve. Queste approssimativamente sono presenti da fine giugno a fine luglio, per cui in questo periodo si deve intervenire. In condizioni normali un trattamento a metà luglio è sufficiente a controllare l’infestazione, ma in presenza di forti infestazioni è opportuno intervenire anche a fine guigno-primi di luglio. Si può localizzare con precisione il trattamento osservando attentamente la vegetazione dei pini ed intervenendo quando si notano i primi aghi minati. I prodotti da usare sono: acefate, metamidofos, azinfos-metil, carbaril.

    Il risultato dell’efficacia di questi trattamenti si noterà nella primavera successiva.

    Altre forme di lotta contro l’evetria, come i trattamenti primaverili, non sono consigliabili. In questo periodo le larve sono internamente ai getti ed essendo difficoltoso colpirle si deve ricorrere a miscele di insetticidi molto tossici.

     

    PROCESSIONARIA DEL PINO

    (Thaumetopoea pityocampa)

    La processionaria risulta pericolosa quasi esclusivamente sui pini, anche se in natura può provocare danni su Cedrus, Picea abies e Pseudotsuga menziesii. Nel corso di un anno sviluppa una sola generazione con comparsa degli adulti (farfalle) nei mesi di Luglio-Agosto e nascita delle larve in Settembre. Queste al sopraggiungere dell’inverno costruiscono un voluminoso nido sericeo dove si riparano dai freddi invernali. All’inizio della primavera abbandonano la pianta e scendono in processione a terra, dove, ad una profondità di 5-20 cm, completano il loro sviluppo. Le forti defogliazioni prodotte dalle larve indeboliscono notevolmente la pianta.

    DIFESA

    Per il contenimento di questo lepidottero si sono sviluppate diverse forme di lotta.

    • Lotta meccanica: si effettua tramite l’asportazione dei nidi; non sempre è di facile realizzazione.

    • Lotta “balistica”: consiste nello sparare con un fucile sui nidi al fine di distruggerli; perché sia efficace deve essere effettuata in pieno inverno (Dicembre) utilizzando normali cartucce.

    • Lotta microbiologica. Si basa sull’impiego di insetticidi biologici a base di Bacillus thuringiensis. Questo batterio ha evidenziato un’ottima azione di controllo nei confronti della processionaria del pino. Deve essere impiegato prima della costruzione dei nidi invernali con periodo ottimale per le nostre zone nel mese di Settembre-inizio Ottobre; per posizionare il trattamento con precisione si può fare ricorso a trappole a ferormoni. Al primo trattamento è opportuno farne seguire un secondo distanziato di 10-15 giorni. Nell’usare questi prodotti è necessario seguire scrupolosamente le indicazioni riportate in confezione.

    Lotta chimica. Si possono usare insetticidi chimici a base di diflubenzuron, o un estere fosforico o un piretroide, effettuando il trattamento secondo le indicazioni riportate per l’uso dell’insetticida biologico.

     

    MARGARONIA DELL’OLIVO

    (Palpita unionalis)

    La margaronia è da considerarsi uno dei parassiti principali dell’Olea europea e del Gelsomino. La larva di questa farfalla si nutre delle giovani foglie e dei germogli. Inizia la sua attività trofica costruendosi un nido riunendo le foglioline apicali con fili sericei. Da qui la larva progredisce verso il basso divorando parzialmente o totalmente le foglie che incontra e dopo si sposta su altri germogli. In presenza di forti attacchi le giovani piante subiscono ritardi e malformazioni di sviluppo notevoli.

    DIFESA

    In presenza di germogli infestati, è utile intervenire con trattamenti a base di triclorfon, acefate, carbaril o dimetoato. Prestare attenzione alle infestazioni dell’insetto nei mesi di Agosto-Settembre.

     

    HYPHANTRIA

    (Hyphantria cunea)

    E’ una farfalla la cui larva è in grado di determinare forti defogliazioni su molte latifoglie. Risulta pericolosa, compromettendone il regolare sviluppo vegetativo, su Morus, Acer, Prunus, Tilia e Platanus. Gli adulti sfarfallano in Aprile-Maggio-primi di Giugno, depongono le uova e nel mese di giugno si sviluppano le infestazioni delle larve. A questa prima generazione ne segue un’altra con comparsa degli adulti in Luglio. Le larve di questa seconda generazione sono presenti nel mese di Agosto, ed essendo molto numerose sono in grado di provocare defogliazioni consistenti. Nel periodo autunnale si può assistere ad una terza generazione, che però difficilmente viene completata.

    DIFESA

    La lotta a questo lepidottero si può effettuare sia con insetticidi chimici, che con l’uso di prodotti a base di Bacillus thuringiensis.

    Quest’ultima forma di difesa è consigliabile qualora il trattamento interessi aree pubbliche, parchi e giardini: è opportuno effettuare il trattamento nel tardo pomeriggio, bagnare bene le piante e ripetere l’intervento a distanza di 8-10 giorni.

    Volendo utilizzare insetticidi chimici, è possibile scegliere in un’ampia gamma di prodotti. Buoni risultati si ottengono con acefate, triclorfon, clorpirifos-metil, piretroidi e diflubenzuron (quest’ultimo è dotato di lunga persistenza d’azione).

    Il momento migliore per intervenire (obbligatorio qualora si usi il Bacillus thuringiensis) è quando si osservano sulla pianta i nidi dell’insetto costituiti da 2-4 foglie e le larve hanno dimensioni di 1-1,5 cm.

    Per verificare l’opportunità ed individuare il momento migliore per intervenire con l’insetticida può essere utile anche l’installazione di trappole a ferormoni.

     

    LEPIDOTTERI DEFOGLIATORI

    (Tortrix viridana, Lymantria dispar, Thaumetopoea processionea, Leucoma salicis, Aporia crataegi, Orgya antiqua ecc...)

    Sono un gruppo abbastanza ampio ed eterogeneo di farfalle le cui larve determinano defogliazioni. Hanno maggiore importanza a livello forestale che vivaistico, dove raramente risultano dannosi.

    DIFESA

    In presenza delle larve intervenire con un estere fosforico o un piretroide. Con infestazioni allo stadio iniziale ottimi risultati si ottengono anche con i prodotti a base di Bacillus thuringiensis. Ciò può risultare utile qualora si voglia intervenire in parchi, giardini o verde pubblico in genere.

     

    RODILEGNO ROSSO

    (Cossus cossus)

    Il Cossus difficilmente raggiunge i livelli di danno del rodilegno giallo. Il suo ciclo di sviluppo è simile a quello descritto per la Zeuzera, ma si completa in 2-3 anni. La larva ha un tipico colore rosso e a maturità raggiunge dimensioni rilevanti. A differenza della Zeuzera le larve del rodilegno rosso si localizzano prevalentemente sul fusto fino ad un’altezza massima di 1,5-2 metri da terra, con predilezione della zona del colletto. L’infestazione di rodilegno rosso determina un’indebolimento e perdita di vigoria della pianta che in alcuni casi può sfociare con la morte di questa.

    DIFESA

    La lotta al rodilegno rosso attualmente è realizzata con la tecnica della cattura massale dei maschi. A differenza della Zeuzera per il Cossus questa forma di lotta è da anni definita ed affidabile, fornendo risultati superiori a tutte le altre forme di controllo (chimico, meccanico ecc...).

    Questa tecnica si basa sull’uso di trappole ad imbuto innescate con lo specifico ferormone e posizionate ad altezza uomo. Su ogni ettaro devono essere posizionate fino ad un massimo di 10 trappole (forti infestazioni) ed il ferormone deve essere sostituito ogni 30-40 giorni. Non sono necessari controlli periodici, in quanto le farfalle catturate si depositano nel sacchetto della trappola senza alterare l’efficienza di questa.

     

    RODILEGNO GIALLO

    (Zeuzera pyrina)

    La Zeuzera pyrina è il rodilegno che determina i maggiori danni. Gli adulti sono grosse farfalle dalle ali bianche cosparse di punti neri e sono presenti da inizio Maggio ad Agosto. Le larve, di colore giallo, appena nate (periodo estivo) si disperdono sulle parti alte della pianta dove attaccano germogli e rametti e solo quando hanno raggiunto un certo sviluppo, normalmente nel periodo autunnale, si portano sul tronco o grossi rami. Qui iniziano a scavare gallerie ascendenti e superato l’inverno, in primavera la maggior parte di larve si trasforma in farfalle, la rimanente completa il ciclo nell’ anno successivo. Le gallerie provocano un indebolimento del ramo o del fusto che in presenza di forti venti può andare incontro a rottura.

    DIFESA

    La lotta a questo parassita risulta alquanto problematica a causa del lungo periodo di ovodeposizione della femmina. La difesa si può realizzare a vari livelli.

    1) Contro le giovani larve presenti sui germogli e i rametti, si possono effettuare alcuni trattamenti alla vegetazione, distanziati di 25-35 giorni, nei mesi di Giugno-Luglio, con prodotti a base di teflubenzoron, o con esteri fosforici ad ampio spettro di azione (fosfamidone, diclorvos, methamidofos).

    2) A livello di tronco e grossi rami si può realizzare una lotta chimico-meccanica basata sull’uccisione delle larve nelle gallerie con filo di ferro o con insetticidi in formulazione spray. Richiede grosso impegno ed esperienza.

    3) In questi anni è in via di definizione una forma di controllo delle infestazioni di Zeuzera basata sulla cattura massale. Ciò si realizza tramite trappole a ferormoni, cercando di catturare tutti i maschi presenti nell’arboreto di modo che le femmine non possono essere fecondate. Attualmente questa tecnica viene realizzata disponendo 10 o più trappole ad ettaro ad un’altezza di 1-1,5 metri superiore alla chioma degli alberi. Le trappole devono essere posizionate da inizio Maggio ad Agosto, con sostituzione del ferormone ogni 4-6 settimane.

     

    OZIORRINCHI DELLE ORNAMENTALI

    (Otiorrhynchus spp.)

    Diverse specie di oziorrinchi provocano danni rilevanti su Ericacee (Azalea, Rhododendron, ecc...), Taxus, Oleace (Olea fragans, Osmanthus, ecc...) e diverse altre piante. Risultano particolarmente pericolosi alle coltivazioni in vaso, perché le larve terricole trovano condizioni ottimali di sviluppo nei substrati dei contenitori.

    Questo gruppo di insetti sviluppa una sola generazione l’anno, con presenza degli adulti da Maggio a Settembre e presenza di forme larvali da Settembre a Giugno. Gli adulti hanno abitudini notturne, nascondendosi nel terreno o sotto altri ripari nelle ore diurne. Durante la notte fuoriescono dai nascondigli e vanno a nutrirsi di foglie provocando, lungo il margine, delle caratteristiche erosioni a semicerchio.

    Le larve sviluppano tutto il loro ciclo nel terreno nutrendosi degli organi sotterranei delle piante e provocando su di essi estese erosioni a livello corticale.

    Il danno maggiore è provocato dalle larve, in quanto le erosioni radicali possono essere tanto rilevanti da provocare la morte della pianta.

    DIFESA

    La lotta può essere rivolta sia verso gli adulti che le larve. La tendenza attuale tende ad individuare nel controllo delle forme adulte la migliore strategia di difesa, limitando la lotta alle larve solo a casi particolari.

    Gli adulti è possibile controllarli con trattamenti insetticidi a base di acefate, endosulfan, metil-parathion e azinfos-metil. Con infestazioni elevate è’ necessario intervenire, per ottenere buoni risultati, da inizio Giugno a fine Agosto ogni 15-20 giorni. L’intervento sarebbe opportuno effettuarlo alla sera o, meglio ancora, di notte, perché, avendo gli adulti dell’oziorrinco abitudini notturne, è possibile colpirli direttamente con l’insetticida che così può agire, oltre che per ingestione, anche per contatto .

    La lotta contro le larve la si può effettuare con i geodisinfestanti chimici, ma il risultato non sempre è valido. Altra forma di lotta alle larve è data dall’impiego dei nematodi entomoparassiti Steinernema ed Heterorhabditis. Questo tipo di lotta biologica deve essere applicato o all’inizio dell’autunno o della primavera, periodi maggiormente favorevoli all’attività dei nematodi. Nell’applicare questa forma di lotta biologica è necessario tenere presente che:

    • temperature inferiori a 0°C e superiori a 35°C sono letali per i nematodi;

    • il terreno deve avere un adeguato tenore idrico;

    • l’applicazione si deve verificare con elevati volumi d’acqua e questa deve avere una temperatura ottimale di 20°C.

     

    DISSECCAMENTI RAMEALI DI THUJA E JUNIPERUS

    (Lampra festiva)

    La Lampra è un coleottero buprestide che si sviluppa a spese di Juniperus (in particolare var. Skyroket), di Thuja (molto suscettibile la var. “Atrovirens” ed anche la var. “Smaragd”) e occasionalmente di Cupressus e di Cupressocyparis. Le larve, lunghe 1-2 cm, posseggono una caratteristica testa ingrossata. Vivono nei tronchi e nei rami scavando gallerie sotto la corteccia. La zona di ramo o fusto in cui è presente la larva subisce un caratteristico rigonfiamento e la parte distale va incontro a disseccamento. In primavera-estate la larva si impupa ed in luglio si trasforma in adulto. L’insetto possiede una sola generazione l’anno.

    DIFESA

    La prima forma di difesa consiste nell’allontanare e bruciare, in Marzo-Aprile, le piante infestate. Si può attuare anche una lotta chimica intervenendo sull’insetto allo stadio di adulto, perché la larva è difficilmente raggiungibile dagli insetticidi. I prodotti da usare sono a base di methidation, metil-parathaion e metomil, effettuando alcuni trattamenti in luglio ed in agosto.

     

    SCOLITIDI

    (Phloeosinus spp., Blastophagus spp., Scolytus spp., Xyleborus spp., Phloeotribus scarabaeoides, ed altri)

    Gli scolitidi sono un gruppo di insetti di piccole dimensioni (pochi millimetri) che vivono nel legno delle piante scavando gallerie (insetti xilofagi). Possono risultare pericolosi su Pinus, Cupressus, Cupressocyparis, Olea europea e altre latifoglie. Questi insetti sono da considerarsi parassiti secondari perché attaccano prevalentemente piante deperite e solo raramente piante in normali condizioni vegetative. E’ opportuno segnalare che le cause di deperimento possono essere sia naturali (freddi intensi, stress idrici, attacchi parassitari) che dovute all’uomo (es. zollature e trapianti, in particolare a radice nuda).

    Gli attacchi si evidenziano esternamente con emissione di rosura da piccoli fori su fusto o branche, presenza di gomma o resina e disseccamenti di rami. Il danno consiste in una alterazione, a volte letale, delle condizioni vegetative della pianta.

    DIFESA

    Mantenere le piante in buone condizioni vegetative è la prima forma di lotta a questi insetti. Qualora ciò non sia realizzabile o si verificano condizioni ambientali avverse è consigliabile, specialmente su conifere, pini in particolare, intervenire con un trattamento insetticida. Su Pinus, Cupressus e Cupressocyparis buoni risultati si ottengono intervenendo nel mese di Luglio, mentre su Olea europea è preferibile intervenire in primavera. Per altre piante l’epoca di intervento deve essere valutata in funzione del tipo di scolitide presente.

    Diversi insetticidi, specialmente esteri fosforici, risultano efficaci contro gli scolitidi: azinphos-metil, metil-parathion, methidation.

     

    CECIDOMIA DEL BOSSO

    (Monarthropalpus buxi)

    Questo insetto infesta le foglie del Buxus sempervirens. Le larve della cecidomia si sviluppano all’interno della lamina fogliare provocando un rigonfiamento ed una leggera decolorazione della porzione infestata. Su una stessa foglia possono essere presenti più mine che possono confluire. Le piante infestate vanno incontro prima ad ingiallimenti, poi a forti defogliazioni. L’insetto svolge una sola genarazione l’anno, con presenza degli adulti in maggio e sviluppo delle larve minatrici a partire dall’estate fino alla primavera successiva.

    DIFESA

    Contro la cecidomia del bosso è consigliabile effettuare una lotta chimica, intervenendo in giugno-luglio contro le giovani larve. Risultano efficaci i prodotti a base di dimetoato, metomil, methidation e vamidotion.

     

    CECIDOMIA DELLA GLEDITSIA

    (Dasyneura gleditchiae)

    Le giovani foglie della Gleditsia possono subire ingenti danni a causa di questo insetto. La larva della cecidomia si sviluppa all’interno della singola fogliolina provocandone un rigonfiamento ed un ispessimento della lamina. La foglia modificata assume la forma di un piccolo seme di mela ed una consistenza quasi legnosa. Gli organi colpiti disseccano e la pianta, in presenza di forti attacchi, subisce un arresto vegetativo consistente. Infestazioni limitate non arrecano particolari danni.

    DIFESA

    La cecidomia della Gleditsia può essere contenuta con trattamenti a base di metomil, methidation, vamidotion e dimetoato (quest’ultimo può causare fitotossicità). E’ da rilevare che questi interventi non sempre risultano efficaci e spesso debbono essere ripetuti.

     

    MILLEPIEDI ALFA ALFA

    (Alfa Alfa Hay)

    Macroinvertebrato che gli americani classificano come un Sowbug o Pillbug . E' più pericoloso per i semi che per le radici, ma in numero eccessivo può dare effettivamente delle noie.

    DIFESA

    Per la difesa potrei consigliare il POLVIN E della CIFO, un prodotto in polvere, composto da carbaryl al 3% e da endosulfan al 2% che rende possibile sia i trattamenti al terreno che alla parte aerea utilizzando un unico prodotto.

     

    CAMERARIA MINATRICE DELL'IPPOCASTANO

    (Cameraria Orhidella)

    L’adulto misura circa 5 mm , le ali anteriori sono di colore bruno marrone, con striature bianco argentee mentre quelle posteriori sono grigio scuro con lunghe frange. Le zampe sono biancastre con strisce longitudinali nere.
    L’uovo lenticolare è di colore biancastro . Viene sempre deposto sulla pagina superiore della foglia di ippocastano e spesso in prossimità della nervatura.
    I tempi di sviluppo embrionale dipendono molto dalle condizioni climatiche variando da due a tre settimane (Pschorn-Walker, 1994). La larva di prima età e di primo tipo, apoda (priva di zampe e pseudozampe), scava una galleria che si presenta a forma di stigmatonomio rotondo. Dopo un certo numero di mute, la mina diventa irregolare e la larva, come in altre specie ipermetaboliche, passa al secondo tipo ed è caratterizzata da zampe toraciche e pseudozampe. Raggiunta la maturità la larva si costruisce un ricovero di seta all’interno della mina .
    La pupa obtecta o crisalide è di colore castano bruno e misura 3,5-5 mm. Tale crisalide prima dello sfarfallamento, con una "punta" posto all’apice, fora il bozzoletto e l’epidermide della foglia, si porta poi parzialmente all’esterno in modo che l’adulto possa agevolmente sfarfallare. L’esuvia della crisalide rimane spesso inserita parzialmente nella mina e visibile sulla pagina superiore delle foglie . E’ possibile distinguere le crisalidi femminili dalle maschili tramite alcune caratteristiche morfologiche facilmente osservabili al bioculare: le femmine infatti presentano il bordo caudale del sesto urite ingrossato, il settimo segmento è piccolo come i successivi; i maschi invece hanno sesto e settimo urite con il bordo ispessito
    In autunno, nelle foglie cadute a terra, si trovano le crisalidi. Nella primavera successiva sfarfallano gli adulti. Le femmine depongono sulle foglie nuove. Si susseguono diverse generazioni. La minatrice fogliare dell'ippocastano si chiama così proprio perché si sviluppa bene solo sulle foglie di questi alberi. Le varietà di ippocastani a fiori rossi sono meno colpite.

    DIFESA

    La prevenzione si attua in autunno, raccogliendo ed eliminando le foglie cadute contenenti le crisalidi. Sono in atto studi sul controllo del parassita utilizzando il sistema dell'endoterapia con prodotti a base di IMIDACLOPRYD.

    Acari

    RAGNETTO ROSSO E RAGNETTO GIALLO

    (Tetranychus spp. , Panonychus spp., Eotetranychus spp.)

    Diverse specie di ragnetto possono procurare danni rilevanti su piante spoglianti o sempreverdi, erbacee o arboree.

    La presenza degli acari sui vegetali è rilevata da una sintomatologia a carico delle foglie abbastanza simile a tutti i vegetali. Gli acari, pungendo la foglia e sottraendo liquidi cellulari e clorofilla dai tessuti, determinano sulla pagina fogliare decolorazioni argentee, bronzee o plumbee associate a ingiallimenti o arrossamenti più o meno diffusi della lamina fogliare. Le foglie gravemente colpite disseccano e cadono precocemente lasciando la pianta spoglia. In alcuni casi sugli organi colpiti si possono osservare delle ragnatele costituite da fili sericei molto fini. I ragnetti sono difficilmente osservabili ad occhio nudo, per cui è necessario avvalersi di una buona lente d’ingrandimento per verificarne la presenza sui vegetali.

    DIFESA

    In natura gli acari fitofagi sono controllati abbastanza efficacemente dai loro predatori. In coltivazioni intensive, come il vivaio, la presenza di questi predatori può venire meno per cui si può assistere a forti infestazioni di ragnetti. In queste condizioni si rende necessario il ricorso alla lotta chimica e a tal fine è opportuno, specialmente nel periodo primavera-inizio estate, controllare la vegetazione periodicamente con l’ausilio di una lente d’ingrandimento. Una volta verificata la presenza dei ragnetti sulle foglie (soglia indicativa: un ragnetto ogni 2 foglie) è necessario trattare. Se non è possibile effettuare i controlli sopradetti, si deve intervenire alla comparsa dei primi sintomi. I prodotti da usare sono quelli a base di: dicofol+tetradifon, fenbutatin-oxide, propargite (su alcuni vegetali, es. pero, può essere fitotossico), benzoximate. In genere un solo trattamento dovrebbe essere in grado di controllare l’infestazione, altrimenti deve essere ripetuto a distanza di 15-20 giorni. In caso di forti infestazioni è opportuno addizionare ad uno dei prodotti sopra elencati un acaricida a base di clofentazine o hexythiazox. Questi due prodotti possono anche essere utilizzati in forma preventiva nel periodo primaverile.

    RAGNETTO DELLE CONIFERE

    (Oligonychus ununguis)

    Diverse conifere possono essere colpite da questo acaro: Picea, Abies, Juniperus, ed altre: è abbastanza frequente rinvenirlo a carico del Picea glauca albertiana “Conica”. Il danno è localizzato a livello degli aghi, che inizialmente assumono una colorazione argentea, poi bronzea ed infine giallo rossastra. L’ago cade, causando una defogliazione della pianta. L’infestazione può interessare l’intera chioma o, più frequentemente, una porzione di essa.

    DIFESA

    E’ valido quanto detto per la lotta al ragnetto rosso.

    ERIOFIDI DELLE ORNAMENTALI

    (Trisetacus juniperinus, Aculus spp., ed altri)

    Gli eriofidi sono un gruppo di acari fitofagi di piccolissime dimensioni, invisibili ad occhio nudo e spesso alle comuni lenti di ingrandimento. Provocano danni, alquanto variabili sia per intensità che sintomatologia, su diverse piante ornamentali. Merita ricordare i danni provocati da Trisetacus juniperinus su Juniperus, Cupressus e Cedrus in cui determina l’accecamento delle gemme apicali con conseguente produzione di corti rametti e arresto di accrescimento. Altri danni da eriofidi sono stati segnalati saltuariamente, oltre che su fruttiferi come il pero, anche su Magnolia soulangiana e su Quercus.

    DIFESA

    Per rilevare la presenza sui vegetali degli eriofidi, considerando le loro piccole dimensioni, è necessario disporre di una adeguata attrezzatura. Accertato che il danno è imputabile a questo tipo di acari, è opportuno intervenire con prodotti a base di endosulfan o methasistox.